27 aprile 2009

Povere modelle

Articolo dal Corriere della sera online
Titolo: Le scarpe strette e le lacrime simbolo di Auguste
Che cosa si legge sul visetto irrorato da calde lacrime di Auguste? Smarrimento, preoccupazione, pensieri negativi al di là del fiero portamento. Auguste, una modella che non riesce a trattenere il pianto in passerella. Fiction? No, pura realtà vissuta in diretta alla sfilata di Jil Sander, monumento del minimalismo chic dove colori sobri, tagli essenziali, sguardi impassibili secondo il cliché della casa, non possono però frenare l' emozione e la fragilità d' un momento. Di fuori programma, veri o verosimili, alle sfilate c' è ormai una ricca casistica. Modelle prese da irrefrenabili crisi di riso (come capita sui banchi di scuola), che cantano e ballano, che fingono imbarazzo perché un vestito le lascia seminude, che lanciano paillettes tra il gentile pubblico, che franano rovinosamente sulla pedana o in braccio a qualcuno delle prime file, causa tacchi-trampolo, come capitava a «Giochi senza frontiere». Ma un pianto dirotto, anche se trattenuto, è davvero una primizia. E così Auguste Abeliunaite, giovanissima modella lituana, capelli corti castani, occhi d' un azzurro struggente, una delle tante, lunghe, eteree ragazze dell' Est che ormai monopolizzano le passerelle modaiole, diventa senza volerlo il simbolo, l' emblema d' un mondo della moda preoccupato, oltre l' orlo della crisi (certamente non soltanto per propria colpa) ma che resta dignitosamente a testa alta, deciso a superare il momentaccio. Su che cosa abbia indotto la flebile Auguste a quello sfogo si possono trovare diverse, elementari ma plausibili motivazioni. La frustrazione un po' infantile di non corrispondere perfettamente all' aspettativa dello stilista. Stanchezza e stress non puntellati da un minimo bilanciamento di calorie, leggi digiuni. Un' overdose di trucco. L' effetto dell' aria milanese che pur fetida, difficilmente può però destabilizzare in quel modo le congiuntive. E poi tutto ciò possa turbare il cuore d' una ragazza di quell' età: litigio con il fidanzato, nostalgia per la mamma, delusione per qualcosa andata storta. Ma la verità dove sta? «Tutto si deve alla semplice sofferenza per un paio di scarpe troppo strette», sdrammatizzano all' agenzia milanese che ha reclutato la sensibile Auguste. Davvero dietro quelle lacrime si nascondono soltanto i tormenti di alluci che reclamavano aria e libertà, il supplizio d' una camminata simile al «giudizio di Dio sui carboni ardenti» di medioevale memoria? Se è così, più che al simbolo d' un mondo della moda preoccupato, Auguste Abeliunaite e le sue lacrime saranno ricordate come il silenzioso, pubblico martirio da un popolo di donne vessate da bellissimi, straordinari, slancianti strumenti di tortura. Auguste è tutte loro.
Ehi regà, magari c'aveva davvero le scarpe strette.

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