20 maggio 2009

Valige o Valigie?

Viaggiare ormai é diventato difficile.
Aeroporti, gates,controlli, stress...
Avere una bella valigie é importante, se non essenziale.
Ma voglio dirvi una cosa...
Louis Vuitton mi ha un po stufata.
é un'ossessione!
(questo è un sito che vende sfacciatamente copie di borse di marca!)
Campeggia su di noi!
ma vi deliziero' quand meme con la storia de Louis Vuitton, allez, bon (oggi ho voglia di parlare francese)
"C'era una volta un giovane apprendista imballatore. Imparò il più strano mestiere del mondo: fare le valigie. Il suo lavoro consisteva nell'andare dai ricchi viaggiatori per mettere i loro vestiti nelle valigie senza neanche mezza piega. Si impadronì talmente bene della sua arte che tutta Parigi se lo contendeva. Persino l'imperatore, siamo nel 1937, non voleva saperne di affidarsi ad un altro. Diciott'anni di sagge economie consentirono al commesso di mettersi in proprio. La sua prima preoccupazione fu quella di inventare una valigia piatta, impilabile, fornita di compartimenti e cassetti... Louis, il piccolo imballatore aveva inventato Louis Vuitton."
Così Jaques Seguela, guru della comunicazione e pubblicità del Novecento, racconta l'inizio della storia del mitico marchio francese. Era il 1954 quando Louis Vuitton fondò la sua azienda nello splendore del Secondo Impero. Il primo negozio si trovava al 4 di Rue Neuve des Capucines, vicino a Place Vendôme. Il 'valigiaio' francese aveva inventato il bagaglio moderno, adatto alle nuove esigenze di viaggio, in treno, in nave o per spedizioni. Proprio alla fine del XIX secolo sperimentò in prima persona il generale incremento nelle spedizioni. Ad esempio per un esploratore francese di origine italiana, Pierre Savorgnan de Brazza, Vuitton creò la valigia-branda. A seguire produsse la valigia-aerosommergibile per i viaggi in mongolfiera o per il Sultano d'Egitto la valigia frigorifero. Dopo Louis venne il figlio Georges che proseguì e consacrò il lavoro del padre. Aggiunse rifiniture e abbellimenti, e nel 1890 per il comfort e la sicurezza dei viaggiatori inserì nei prodotti della Maison i lucchetti. Ad ogni cliente veniva assegnato un numero identificativo della serratura delle valigie. Ogni pezzo poteva essere aperto da una sola chiave propria del cliente così registrato presso lo stesso Vuitton, in caso di smarrimento della chiave era semplice e immediato provvedere alla copia identificandosi nel numero della serratura. Da allora LV ha registrato il numero di serratura di ogni cliente che ha il suo proprio bagaglio rigido. Nel 1986 Georges Vuitton decise di modificare il canvas grigio Trianon utilizzato dal padre, mettendo a punto la famosa tela impressa con il monogramma 'LV' in omaggio a suo padre, come un disegno originale. Il motivo combinato al monogramma è un fiore stilizzato ispirato all'arte gotica e giapponese che avrebbe ben presto fatto il giro del mondo. Raggiunta ormai la fama mondiale, nel 1907 Georges equipaggiò uno dei concorrenti per il rally Pechino-Parigi. Sette anni dopo venne costruito il Palazzo Vuitton.
OK, ok, questo é convincente (un lucchetto unico al mondo?!)
E a breve vi diro di piu sul dipartimento Commandes speciales di Louis Vuitton...
Ma tornando a noi, devo purtroppo ammettere che se dovessi scegliere un set di valige, Marc Jacobs ne sarebbe l'artefice, dato che sceglierei quelle che ha creato per il film "The Darjeeling Limited", sotto richiesta del suo amico regista, Wes Anderson . Insieme hanno concepito otto modelli nel caratteristico cuoio naturale Vuitton, invecchiato prima che venisse girato il film in modo da avere un aspetto vissuto. Sono poi stati decorati con un inedito motivo: una giraffa, un rinoceronte, un ghepardo, un’antilope e una palma. Disegnati per l’occasione dal fratello di Wes Anderson, Eric Chase Anderson, sono stati stampati successivamente in rilievo e serigrafati sul cuoio. Tutti gli articoli sono rifiniti con i tradizionali dettagli Louis Vuitton e foderati in velluto verde. Il regista ha chiesto inoltre che sulle valigie fossero inoltre dipinte le iniziali J.L.W. quelle del defunto padre nel film. Durante le ricerche per il nuovo film, Wes Anderson ha chiesto di visitare lo storico workshop Louis Vuitton di Asnières e il museo del viaggio, e lì si è lasciato ispirare da un baule da tennis rivestito dal caratteristico cuoio naturale Vuitton.
Wes Anderson e Jacobs hanno poi scelto insieme il pellame e gli otto modelli di valigeria, tra cui tre valigie Alzer, una Keepall e un Cabin Trunk, realizzati esclusivamente ad Asnières.
(Louis Vuitton ha realizzato appositamente per il film anche i completi grigi beige e color tabacco in flanella indossati dai tre fratelli, un paio di scarpe in camoscio blu con stelle e pianeti disegnati da Eric Anderson e una cintura in pelle con un cowboy e un indiano in rilievo, anche questi disegnati da Anderson). Alcune delle valigie create da Louis Vuitton per The Darjeeling Limited sono state poi messe all’asta a favore di un’associazione benefica scelta da Wes Anderson, la Rawal Mallinathji Foundation (RMF), che ha recentemente lanciato un servizio di trasporto gratuito in ambulanza per permettere alle persone più sfortunate dell’area del Rajasthan di accedere a trattamenti medici vitali nell’ospedale di Jodhpur (bravo Wes!)
Ma ci sono anche altre collaborazioni che ho particolarmente apprezzato, come quella di Alexander McQueen per Samsonite (peccato i prezzi, sui 500 euro...)
E quella successiva, sempre per lo stesso brand, di Viktor&Rolf (miei adorati!)
O la collezione Prada estate 2006
Non dimentichiamoci che anche il marchio Prada, come Louis Vuitton, é nato come produttore soprattutto di valige.
E via che vi scrivo due righe!
Prada é un brand italiano di alta moda fondato da Mario Prada nel 1913. Il Mario mi vende in due negozi milanesi, e distribuisce borse, valigie e scarpe da donna. Il suo nome é rinomato anche all'estero, e presto attira la curiosità di compratori europei e statunitensi, diventando sinonimo di stile e classe. La casa si specializza nella produzione di valigie ed accessoristica in pelle. Siamo nel 1978, ed il testimone passa a Miuccia Prada, nipote di Mario.
E insomma poi lo sapete.
Poi abbiamo lo storico marchio Goyard, nel 1845 la piu grande maison di parigi, con clienti come la duchessa du Berry. Nel 900, Goyard é la pelletteria favorita del Gotha internazionale, e i nobili si fanno stampare sulle il monogramma con i loro colori di famliglia. Persino Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, si fa fabbricare un ufficio da viaggio.
Oggi il New York Times afferma che è la borsa più di tendenza nelle strade della Grande Mela, forse dopo le istantanee “On the street” del giornalista del New York Times Bill Cunningham. Difficile credere che una borsa apparentemente anonima e con uno stile così classico possa scatenare tanto successo tra le eclettiche signore newyorkesi. Eppure le Goyard bags sembra siano apprezzate proprio per la loro tradizione raffinata. Il brand rifornisce le famiglie reali di mezza Europa, e il modello più quotato si chiama Saint Louis, una shopping bag pratica e capiente realizzata in lino laccato e cotone in una infinità di colori. Per una Goyard i prezzi partono da 855 $. Niente campagne pubblicitarie con testimonial d’eccezione e neanche limited edition riservate a pochi eletti.
Cliente fedele delle valige Goyard, Karl Lagerfeld
E per quelle che vogliono a tutti costi il logo senza spendere un occhio, ecco che arriva Alviero Martini. Le sue borse e valige sono caratterizzate dalla mappa del mondo stampata, idea che gli é venuta quando per l’allestimento di una vetrina ritaglia e incolla su una vecchia valigia una carta geografica trovata a Mosca.
Capito?
Le opzioni sono tante ( e costose)
Personalmente, mi piacciono tanto le vecchie valige, quelle scomode, senza rotelle, di pelle morbida. O le cappelliere ( come se avessi cappelli da metterci dentro)!
O quelle di cuoio, su cui appiccicare gli adesivi dei posti che abbiamo visitato...
Ma so che molti non potranno resistere alle vecchie abitudini...

1 commenti:



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