2 luglio 2009

DEANNA FERRETTI - alias, cosa abbiamo sotto il naso e non lo sapevamo

La sfida di Deanna Ferretti inizia nel 1964 quando a Reggio Emilia comincia l’attività di creatrice di maglie nel suo laboratorio Confezioni Deanna. Presto il laboratorio cresce e nel 1971 si trasferisce a San Martino in Rio dove fonda insieme al marito il maglificio Miss Deanna Spa. In quegli anni cominciano le fortunate collaborazioni con i maggiori creatori di moda che andavano ad affermarsi sul mercato italiano e internazionale e negli anni Settanta si consolidano in importanti collaborazioni. Tra le più significative si ricordano Kenzo, Krizia, Giorgio Armani, Yves Saint Laurent, Max Mara, Enrico Coveri, Joseph e Valentino. Nel 1981 inizia la diffusione al dettaglio di marchi propri e su licenza di stilisti italiani e stranieri. Oltre all’Europa, raggiunge Stati Uniti e Medio Oriente. Negli anni Novanta, oltre alle consolidate collaborazioni, la curiosità di Deanna di cimentarsi nella sperimentazione la porta a scegliere di lavorare con nuove generazioni di stilisti tra i quali Martin Margiela, Neil Barrett, Laureen Steele, Antonio Marras. Nel 2001 l’azienda è ceduta al gruppo Giorgio Armani Spa e continua la sua attività con il nome Deanna. Nel 2004 alcuni spazi del maglificio Miss Deanna sono stati trasformati in Modateca Deanna, Centro Internazionale Documentazione Moda, progetto unico nel suo genere ideato dalla figlia Sonia Veroni. Parte dell’azienda tessile è diventata un centro di studi e ricerca sul knitwear di portata internazionale: un archivio storico di oltre 25mila prototipi, oltre 3mila riviste e circa 6mila volumi di moda, costume, fotografia, arte, arti tessili e di artigianato dall’Ottocento a oggi, a disposizione per essere consultati da studenti, ricercatori, professionisti e addetti ai lavori. Oggi Deanna Ferretti Veroni si dedica in modo particolare ai giovani, mettendo a disposizione la sua esperienza e conoscenza insegnando nelle scuole di moda, nelle università in Italia e all’estero. Viene chiamata a valutare il lavoro dei giovani stilisti nei concorsi di moda nazionali e internazionali più prestigiosi fra i quali Who’s the next con Vogue Italia, ITS International Talent Support Contest a Trieste, Riccione Moda Italia. Collabora con Alta Roma, per promuovere giovani stilisti ed è responsabile di progetti di moda e solidarietà.È stata insignita dell’onorificenza di Ufficiale Commendatore della Repubblica e di Grand Ufficiale. È presidente del Soroptimist Club di Reggio Emilia. Stralci da un'intervista: Ha collaborato con i maggiori stilisti al mondo, quali sono le intuizioni che l’hanno affascinata di più? «Sono davvero tantissime. Il primo che ho incontrato è stato Kenzo, con lui ho lavorato per vent’anni. In sé univa oriente e occidente, sia attraverso i colori che attraverso le forme e lo stile che richiamava il suo paese d’origine. È un pioniere, un grande creatore che ha fatto del colore il suo cavallo di battaglia, che ha trovato il successo già negli anni Settanta a Parigi dove non vedevano di buon occhio nessun creatore che non fosse indigeno. Un altro creativo che mi ha affascinato e che ho voluto seguire e sostenere è Martin Margiela. Mentre Kenzo è colore, Margiela è l’inconsueto e il concettuale, è raffinatezza: due filosofie completamente differenti ma entrambe così affascinanti. Ho collaborato con personalità diversissime ma da ognuna ho tratto un’esperienza nuova: con Krizia per esempio la ricerca e la creatività erano espresse soprattutto nella stampa, mentre con Valentino tutto era gioco di proporzioni, caduta perfetta». È stata chiamata “regina del tricot” perché dice che “tutto è tricotabile”: che cosa intende? «Tricot non è altro che il termine “maglia” in francese. Significa che si può intrecciare tutto ciò che si riesce a rendere in strisce, cordoni e in fili o comunque di forma circolare: la paglia, la corda, la rete da pesca, anche alcune armature erano un tricot di fili. È naturale, poi, che alcune cose possono essere indossate e altre no. Per esempio possiamo intrecciare dei fili di rame, ma una maglia di questo genere sarà difficilmente indossabile giornalmente. Però rappresenta un mood, un’idea che può portare a qualcosa di nuovo. La base fondamentale di questo lavoro sempre in evoluzione risiede nella ricerca». Insieme a sua figlia Sonia Veroni gestisce ‘Modateca Deanna’: che tesoro è racchiuso nei vostri 2mila metri quadrati? «È il lavoro di un’azienda, di una vita. Sono custodite le collezioni di Miss Deanna, tutte le ricerche che ho fatto, in un certo senso è contenuta la storia della moda e in particolare della maglieria dall’inizio del secolo scorso a oggi. La continuità però di Modateca non sono io, è mia figlia Sonia, è lei il motore di quest’azienda ed è lei che ha avuto l’idea di valorizzare il retaggio. Dopo la cessione al Gruppo Armani, quando ha visto tutto il materiale che era nell’archivio di Miss Deanna è letteralmente impazzita: non si poteva ignorare». La moda riflette lo stile di vita, in quale direzione stiamo andando? «Penso che il comfort legato alla ricerca di materiali nuovi che rispettino l’ambiente siano le parole chiave in questo periodo storico. La moda da sempre anticipa o cavalca i trend non ancora troppo popolari e in questo spirito esistono talmente tanti tipi di donne che l’offerta sul mercato è ampia per questo motivo. I clienti acquistano in base ai propri gusti, ma anche alle proprie esigenze e agli ambienti che quotidianamente frequentano. Il lavoro dello stilista consiste nel capire il cliente che ha davanti creando un abito e delle suggestioni adatte alle sue esigenze, cercando di allargare al massimo il proprio bacino d’utenza e, quindi, vestire più clienti possibile». Chi sono i migliori creativi? Quali sono le caratteristiche che fanno la differenza? «Credo che ognuno abbia le proprie caratteristiche. Ho delle preferenze, certo, ma noi donne siamo così diverse l’una dall’altra che non si può generalizzare. Proprio perché i gusti e le preferenze sono tante l’offerta è altrettanto vasta. Per un cappotto preferisco Max Mara, per una mezza sera Marras, per l’abito da gran sera andrei da Valentino... Ho già citato tre stilisti differenti! Dunque è soggettivo e dipende anche dal portafoglio. Il mio sogno è stato sempre quello di farmi abiti su misura “alta moda”: cancellano i difetti e sono unici. Ma, appunto, è un sogno».

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