7 dicembre 2009

Cintura

Accessorio utilizzato già nel mondo classico per tenere la veste, maschile o femminile, accostata alla persona, la cintura ha spesso costituito una forma di ornamento.
Un mosaico veneziano della fine del XIII secolo mostra lunghe tuniche bianche sulle quali l’unica nota di lusso è data da cinturine in oro con pendaglio lungo fino all’orlo.
In quell’epoca, la cintura è detta “zona” come nell’antica Roma e viene per tradizione donata dal marito alla sposa nel giorno del matrimonio. Le cinture maschili, che hanno i maggiori centri di produzione a Genova e a venezia, si affermano soprattutto dopo la metà del Trecento: allacciate basse sui fianchi, vi si attacca la “scarsella” per il denaro e i documenti.
Le cinture femminili esibiscono il massimo splendore dopo la metà del Cinquecento: sono formate da pesanti catene d’oro, con lunghi pendagli arricchiti all’estremità da varie decorazioni come pomi d’oro traforati contenenti muschio, un ventaglio o uno “zibellino da mano” la cui testa è riccamente incastonata con oro e pietre preziose.
Saranno di nuovo elementi essenziali e pregiati della moda degli anni trenta dell’Ottocento, quando la “vita di vespa” è d’obbligo e viene sottolineata da preziose fibbie che entrano a far parte delle parure di gioielli. Nel XX secolo, il revival della cintura in coincidenza con il New Look e l’esaltazione del “vitino" da parte di Dior fu seguito dalla riscoperta delle catene dorate con cui cingere la vita e, alla metà degli anni Ottanta, dalla proposta, anche italiana (Ferré fu tra questi), di cinture oversize inserite nel sistema dell’abito, non in funzione di stringi-vita.

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