15 gennaio 2011

David Forster Wallace mio mentore assoluto

"Avevo un insegnante che mi piaceva che diceva sempre che il compito della buona letteratura è di tranquillizzare i turbati e turbare i tranquilli. Secondo me lo scopo della letteratura seria è in gran parte quello di dare al lettore, che come tutti noi è perlopiù infognato nella sua testa, la possibilità di accedere con l’immaginazione ad altri individui. Dato che la componente ineluttabile dell’individuo è la sofferenza, ciò che noi umani chiediamo all’arte è, tra le altre cose, di farci provare sofferenza, una sofferenza che è necessariamente mediata, o meglio una sorta di “generalizzazione “ della sofferenza. Ciascuno di noi nel mondo reale soffre da solo, la vera empatia è impossibile. Ma se un brano di letteratura ci permette, tramite l’immaginazione, di identificarci con il dolore di uno dei personaggi, allora potrebbe anche risultarci meno inconcepibile che altre persone si identifichino con il nostro. E’ una sensazione che ci nutre, ci redime: ci rende meno soli dentro. Ora, però, bisogna tenere presente che la tv e il cinema commerciale e quasi tutti i tipi di arte “bassa”- intendo cioè l’arte il cui solo scopo principale è quello di realizzare un profitto- sono redditizi proprio perché riconoscono che il pubblico preferisce il 100% di piacere alla realtà, che tende ad essere per il 49% piacere e per il 51% dolore. Mentre l’arte “seria”, quella che non mira prima di tutto al nostro portafoglio, è più probabile che ci provochi disagio, o che ci costringa a fare fatica per attingere ai suoi piaceri, proprio come nella vita reale il vero piacere è in genere un sottoprodotto della fatica e del disagio. Quindi è difficile che un certo pubblico, specie un pubblico giovane, che è stato educato ad aspettarsi che l’arte sia al 100% produttrice di piacere, e che quel piacere non comporti faticam legga e apprezzi la letteratura seria. E questo non va bene. Il problema non è che i lettori di oggi sono “stupidi”, non credo. E’ solo che la tv e la cultura dell’arte commerciale li ha abituati a essere un po pigri e infantili nelle loro aspettative. Ma questo fa si che cercare di impegnare i lettori di oggi sia sul piano dell’immaginazione che su quello intellettuale sia di una difficoltà senza precedenti". David Forster Wallace Dall'intervista di Larry McCaffery a Wallace realizzata per la Dalkey Archive Press nel 1993

1 commenti:

  1. ecco, finalmente ho trovato un'altra ragazza che conosce (e apprezza!) Wallace come me! :) grande giulia!

    ps seguo il tuo blog da un annetto ed è il primo commento che lascio...questa è stata la forza di wallace!

    baci
    Fabiola

    http://thefabbook.blogspot.com

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