9 ottobre 2013

Questione di tempo

C’è l’amore. C’è Rachel McAdams (ciao a tutte voi fan di “The Notebook”). C’è il fatto che si torna indietro nel tempo. 





Questione di tempo (About Time)  è la nuova commedia romantica di Richard Curtis (Notting Hill, 4 Matrimoni e un Funerale, Love Actually), che uscirà nelle nostre sale il 7 Novembre.







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Quando si parla di superpoteri, quelli che vorrei avere io non sono mai stati i soliti “volare” o “diventare invisibili”, da brava pessimista piena di rimpianti e rimorsi  ho sempre voluto tornare indietro nel tempo.

Una cosa che non ho fatto ma tornssi indietro rifarei? Andare a scuola in America.
Ero stufa di vedere in tv vite meravigliose di liceali sfaccendati e senza compiti, popolazioni scolastiche stereotipate, attività pomeridiane per tutti i gusti. 
Partiamo dalla popolazione liceale: c’è la bella della scuola, il fusto che tutte vogliono, giocatori vari e cheerleader, i nerd e molti altri gruppi. Dove sono qui i gruppi? Non abbiamo neanche la mensa per vedere la nostra scala gerarchica all’interno della scuola. Sai che movimento ci sarebbe? Altro che dieci minuti di intervallo. 
Ma parliamo della conformazione del liceo: gli armadietti. Vi siete mai chieste perché Mischa Burton in O.C ha una Chanel per la scuola, invece che uno zaino? L’armadietto! Con i soldi spesi in zaini e successive sedute di fisioterapia per limitarne i danni potevo comprarmene una. E poi avere un posto dove mettere le cose indispensabili per una ragazza: prodotti per capelli, trucchi, deodoranti, qualche abito di ricambio. Un sogno. Senza contare i potenziali vicini di armadietto.
Poi ci sono i circoli e le associazioni: sportive, culturali e molto altro, qui inesistenti.
Le classi: si cambiano a tutte le ore. Ci si sgranchisce le gambe, si incontra gente per i corridoi, in ogni classe nuovi amici.
E poi la cosa più bella: il prom, ballo di fine anno. Il sogno della mia vita, la mia fantasia adolescenziale numero uno. Chi ha deciso di non farli, qui? E facciamo passare questa proposta! Decidere il tema, essere invitate (si spera), il primo vestito lungo della vita, il ponch… perché perdersi tutto questo?
Qui non succedono certe cose che sembra esistano in America. Perché, girando per la scuola carica di libri tra le braccia non mi sono mai scontrata in un fusto che aiutandomi a raccoglierli si innamora di me all’istante? Perché li ho nello zaino.
Perché non ho mai parlato con il ragazzo dei miei sogni? Perché non è mai stato il mio vicino di armadietto, o perché in assenza di ballo non ha potuto superare la sua timidezza e invitarmi.
Visto? Mi sono persa tutto questo per colpa della scuola. Magari ora avrei una Chanel e un fusto americano. Certo, poteva anche essere che la vita da liceale si rivelasse un inferno, che fossi la sfigata della scuola e che non avessi né borsa né ragazzo dei sogni.
Ma almeno avevo l’armadietto.

4 commenti:

  1. Per una scuola migliore. Per una scuola con gli armadietti.

    Giulia

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  2. sottoscrivo! mobilitiamoci, io dico si all'armadietto, si alle cheerleader! però io a scuola avevo il Mak Π...non sarà il prom, ma qualche figo l'ho beccato.
    Sere

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  3. Il mak Π è una festa che organizzano i ragazzi del quinto liceo 100 giorni prima della fine della scuola. All'inizio dell'anno scolastico si crea una commissione con una quota di partecipazione, e per tutto l'anno si racimolano soldi (noi vendevamo panini al salame durante l'intervallo). quando finalmente arriva il momento della festa con quei soldi si paga l'alcool+Dj+ospite. Noi chiamammo un gruppo hip hop chiamato La Famiglia (magari li conosci). Insomma è abbastanza figa come cosa e in più misi un fantastico abito lungo di Versace *.* bei tempi ora mi commuovo :D

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