9 marzo 2014

Se sono scema batti un colpo

Settimana scorsa:
Decido di organizzare un aperitivo per fare contento Michele.
Io li odio gli aperitivi.
Ma si sa, la vita è fatta di compromessi, e cosa non si fa per la persona amata (amore mi devi un favore).
Corro a casa dopo il lavoro e compio lo sforzo estremo di lavarmi, ri-truccarmi e addirittura vestirmi da donna e stacchetto fiduciosa verso la metropolitana, destinazione Ceresio 7 (#chic), in zona isola.
Guardo sul sito ATM come si arriva alla zona peggio collegata della città e salgo sul tram. L'errore fatale è stato il "ci vediamo là". Mai lasciarmi sola ad orientarmi in un posto che non sia il mio giardino.
Dopo mezz'ora ("amore sono qui, parcheggio e ti aspetto!" " si sono sul tram, arrivo!") mi accorgo di essere a Linate.
Aperitivo saltato.

Due settimane fa:
Decido di non farmi trovare impreparata il Venerdì sera e informo il mio ragazzo che "stasera si esce a cena".
Io odio fare programmi per la serata.
Compio lo sforzo estremo di tirarmi a lucido e mettere i tacchi e informo Michele che si va da Casa Ramen, di cui ho tanto sentito parlare recentemente. Il giorno prima avevo fatto una passeggiata da Porta Venezia a Porta Romana (normale?) ed ero passata davanti ad un ristorantino giapponese di ramen. Il Venerdì sera chiamo per prenotare ma mi dicono che non accettano prenotazioni. Ore 9 ci presentiamo al locale vicino a Porta Romana pronti ad affrontare la sorte. Entriamo e ci dicono che non c'è nessuna prenotazione a nostro nome. Io, piccata " ma al telefono mi ha detto che non prendete prenotazioni!". Ero nel ristorante sbagliato. Andiamo al vero Casa Ramen (che sta in zona Isola) e aspettiamo un'ora in coda. Il cibo non è niente di che e il locale fa schifo. Mi arrabbio con me stessa e faccio in modo che litighiamo pure.
Top.


Due Sabati fa sera:
Mi trucco poco e niente tacchi (ho imparato la lezione) e vado a prendere il tram in direzione Porta Genova. La carrozza è stipata, la voce che annuncia le fermate non si sente e i vetri sono tutti appannati. "Vabè, devo scendere al capolinea, sicuro mi accorgo quando arriviamo".
Dopo mezz'ora sul tram (ma quanto va lento stasera?) mi accorgo di essere tornata in zona Bocconi.
Mi alzo e qualcuno accanto a me dice che il tram ha saltato il capolinea ed è tornato indietro. Scendo, il tabellone dice che il tram che torna verso Porta Genova passa tra 14 minuti, chiamo i miei amici che sono in coda da ore davanti al locale, constato che sarei stata in ritardo prima figuriamoci adesso, vado a casa.
Bella serata.


Giovedi:
Michele mi ripete di continuo "Giulia, chiudi quella borsa, ti ruberanno qualcosa prima o poi!".
Io rido, hahaha, quando mai. Giovedì, ore 18: apro la borsa e mi accorgo di non avere il portafoglio. Immagino che la metro più piena del solito (è possibile? Se c'è sciopero dei mezzi si) delle 9 di mattina mi abbia portato sfortuna, o meglio mi abbia portato un ladro con le mani nella mia borsetta.
Fortunatamente non mi hanno rubato il cellulare, ma sarebbe anche impossibile, a meno che non me lo strappino di mano, dove sta saldamente tutto il tempo che passo sui mezzi (ciao Sarinski, Connie, Stefania, Roberta e Corinne, un'occhiata al vostro Twitter mentre vado e torno dal lavoro è d'obbligo).
E' il secondo portafoglio di Vivienne che mi rubano dalla stessa borsa di Vivienne, porterà sfiga?
Mi arrabbio talmente che vendo immediatamente la borsa su Depop.
Brava Giulia.


E questo solo di recente.

4 commenti:

  1. Mai fidarsi del passaparola sul ristorante/locale in voga del momento!
    E' una cosa odiosa di Milano... ore e ore in coda come pecore, tutti nello stesso posto. Perché poi?

    Ce

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  2. La mia specialità è prendere appuntamento davanti a un cinema e poi presentarmi davanti a un altro che ha un nome concettualmente simile (tipo "massimo", "centrale", "nazionale"), tra l'altro molto stizzita per il ritardo altrui.

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